Dunkirk: la recensione

Il film di Christopher Nolan, con Tom Hardy, Cillian Murphy, Mark Rylance, Kenneth Branagh e Aneurin Barnard, è in uscita nelle sale italiane giovedì 31 agosto. Nell’attesa guarda il video e leggi la recensione.

C’è una tendenza in molte pellicole (e serie) contemporanee: alzare i toni fino a toccare l’inverosimile. C’è altresì una tendenza opposta in molte serie (e pellicole) moderne: dilatare i tempi inserendo sottotrame non necessarie. Dunkirk, il nuovo film di Christopher Nolan in uscita il prossimo 31 agosto nelle sale italiane, è un’opera contemporanea e moderna, eppure non presenta nessuna delle due tendenze sopracitate. Nonostante narri la storia vera delle truppe alleate che batterono in ritirata dal nord della Francia durante le prime fasi della II Guerra Mondiale, i molti protagonisti di questo film corale non urlano disperati, non litigano fra di loro, non restano impietriti dal terrore; al contrario si riparano dalle bombe e poi, se sopravvissuti alla raffica, si rialzano e cercano un modo per tornare a casa. E nonostante la sceneggiatura sia costruita secondo un incastro preciso, la trama è tanto semplice da poter sembrare banale; eppure mai si avverte un senso di noia.

Merito di un regista che sa quello che vuole, di un autore che non ha paura di dare un taglio diverso al genere bellico, che qui è declinato in film di “sopravvivenza”, come lo ha definito Nolan stesso. Poco più di 100 minuti senza un protagonista o un antagonista, così lontani dalle regole hollywoodiane, eppure senza dubbio definibili come blockbuster per la spettacolarità e la capacità di ogni sequenza d’intrattenere un’ampia fetta di audience. Perché se è vero che nel film sono presenti praticamente solo uomini, il pubblico femminile non si sentirà escluso da questa storia universale che parla di giovani che vogliono solo tornare a casa, di un civile che vuole solo dare il proprio contributo e di un aviere che vuole solo compiere il proprio dovere. Piccole storie che non hanno bisogno di molte parole e che si caricano di significato in momenti altrettanto piccoli: un sorriso sul volto di Kenneth Branagh, uno sguardo soddisfatto di Tom Hardy, un gesto semplice come quello di chiudere gli occhi per riposare da parte dell’esordiente Fionn Whitehead.

Avrebbe potuto essere un remake di Salvate il soldato Ryan, un’epopea celebrativa alla I migliori anni della nostra vita, o persino uno spettacolo fracassone alla Pearl Harbor. Invece è qualcosa di diverso: è la pacca sulla spalla di un regista che, dopo averti fatto sentire i suoni, vivere l’attesa, trepidare per la paura della battaglia, sembra volerti dare un messaggio semplice: “È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta”.

Costato 100 milioni di dollari, il film ne ha già incassati oltre 150 nei soli Stati Uniti e 400 nel mondo. Un successo di pubblico ma anche di critica, con alcuni recensori d’oltreoceano che nonostante l’uscita estiva del film hanno parlato di Oscar. Potrebbe essere la seconda nomination per un film di Nolan (Inception è l’unico suo titolo a essere stato candidato come miglior film dall’Academy) e la prima come regista (mentre come sceneggiatore è già stato candidato sia per Memento che per Inception).

Ma il film ha fatto parlare di sé anche perché segna il debutto sul grande schermo dell’ex membro degli One Direction Harry Styles, che interpreta uno dei giovani soldati intrappolati sulle spiagge di Dunkirk. Una scelta probabilmente non dettata dalla fama del cantante diventato attore, poiché Nolan (non certo un fan della tecnologia) non ne conosceva la carriera, come Styles stesso ha confermato al nostro Francesco Castelnuovo.