Non ci resta che ridere: i 20 migliori film comici italiani

Inserire immagine
Massimo Troisi e Roberto Benigni in una scena del film "Non ci resta che piangere"

Il cinema italiano è ricco di titoli che sono veri e propri vademecum della risata: tra battute che hanno fatto la storia, gag esilaranti, personaggi indimenticabili, ecco una lista delle pellicole tricolori imperdibili in materia di comicità. Godetevi la visione in compagnia del Principe della Risata Totò, di Sordi, di Benigni, di Troisi, di Checco Zalone e di tutti i nomi entrati nella Hall of Fame del divertimento targato Belpaese

di Camilla Sernagiotto

 

Un’Italia tutta da ridere

 

L’Italia è una Repubblica fondata sulla comicità.

Siamo un popolo celebre per la propria proverbiale vis comica, la stessa che ha fatto grandi nel mondo nomi come Totò, Peppino e Roberto Benigni.

Il nostro modo di gesticolare, parlare, mimare e infervorarci ci ha aiutato non poco a diventare molto più di semplici macchiette, con una verve tale che tutto il mondo ci invidia.

E il grande schermo, da sempre specchio deformante nonché gigante dei pregi e difetti dell’uomo, riflette chiaramente questa caratteristica così spiccata della personalità italica.

Da che mondo è mondo (anzi: da che Italia è Italia), il made in Italy più prestigioso è quello umano, fatto di geni della risata come il Principe sopracitato, Alberto Sordi, Paolo Villaggio, Renato Pozzetto, Lino Banfi…

La lista potrebbe continuare all’infinito, sciorinando un intero albero genealogico che ha reso illustre il blasone della comicità del Belpaese.

Sono tantissimi i titoli cinematografici che hanno reso i suddetti nomi veri e propri paladini del riso all’italiana.

 

Per una full immersion nella settima arte tricolore che vi assicurerà singhiozzi e lacrime non certo funerei, ecco una selezione di venti film che nessun italiano potrebbe dirsi tale senza averne visto la totalità!

Alla nostra Nazionale di calcio si perdona di non conoscere le parole dell’Inno di Mameli ma solo perché sappiamo per certo che potrebbero recitare a memoria tutte le battute dell’epopea fantozziana così come i masterpieces di Verdone e le citazioni più amate di Renato Pozzetto.

 

Le 10 migliori pellicole comiche italiane

 

 

Totò, Peppino e la… malafemmina (1956)

Non poteva mancare nella lista dei film comici italiani più divertenti un titolo della filmografia del Principe della Risata! Questa pellicola è una delle più amate di Totò che qui fa coppia con Peppino interpretando lo zio di uno studente universitario che verrà a loro avviso irretito da una ballerina. La ragazza ha una bruttissima nomea, quella di malafemmina appunto, ma alla fine riuscirà a mostrarsi per ciò che in realtà è e a conquistare i cuori dei due zii del suo ragazzo.

Un capolavoro del cinema italiano che non si può non vedere almeno una volta nella vita! Totò è qui insuperabile per non parlare del suo collega Peppino, che se non proprio Principe è perlomeno il Duca della Risata.

 

Il medico della mutua (1968)

Alberto Sordi veste il camice di un giovane dottore disposto a tutto pur di fare i soldi. Circuirà la vedova di un collega per farsi passare il suo immenso bacino di mutuati, lascerà la fidanzata per sposare la figlia di un riccone… insomma: farà di tutto per diventare un pezzo grosso.

Un titolo importantissimo della filmografia di Sordi e della filmografia italiana in generale.

Le risate sono assicurate e il marchio di garanzia è di certo lui: il mitico Albertone!

 

Fantozzi (1975)

Il capostipite della saga comica più longeva del cinema italiano è un must.

Primissimo film che vede Paolo Villaggio vestire i panni del proverbiale ragioniere sfortunato e pasticcione, il primo appuntamento con Ugo e la sua famiglia composta dalla moglie Pina e dalla figlia Mariangela è da non perdere.

Nel caso remotissimo voi non l’aveste ancora visto, riparate immediatamente al danno e preparatevi a ridere e a sorridere benevolmente delle disgrazie esilaranti di colui che farebbe fare all’italiano medio un figurone da gran signore.

 

Bianco, rosso e Verdone (1980)

Carlo Verdone interpreta tre personaggi che percorrono l'autostrada del Sole in direzione Roma per andare alle urne a votare. Si tratta di un emigrato meridionale, di un padre di famiglia e di un giovanotto assieme alla nonna. Ne succederanno di tutti i colori, o meglio: ne succederanno di bianco, rosso e Verdone!

Un film che fa del tricolore una vera bandiera, un vessillo da sventolare a testa alta.

Qui Verdone dà il meglio di sé, dimostrandosi un mattatore da chapeau.

 

Ricomincio da tre (1981)

Il fortunatissimo debutto di Massimo Troisi che lo catapultò immediatamente sul podio dei migliori attori comici della nostra illustre tradizione.

In questo film diventato un must della cinematografia tricolore interpreta Gaetano, un giovane che da San Gregorio a Cremano decide di trasferirsi a Firenze a casa della zia. L’arrivo in città del suo amico di vecchia data Lello (interpretato dalla sua spalla Lello Arena) sarà la ciliegina su questa torta già assai succulenta…

Un titolo da non perdere per dirsi italiani veri.

 

Il marchese del Grillo (1981)

Uno dei titoli più celebri di Alberto Sordi nonché uno dei film più famosi del genere comico italiano.

Il nostro è qui calato nei panni del marchese Onofrio del Grillo guardia nobile dello stato papale che agli inizi del XIX secolo fa molto parlare di sé per le sue frequentazioni di bettole, bische e prostitute. Tra vizi, lazzi, scherzi ed edonismo all’ennesima potenza, il marchese messo a titolo è uno dei personaggi meglio riusciti di Sordi.

Un film da vedere e rivedere senza sosta, ridendo a crepapelle a ogni sequenza memorabile.

 

Eccezzziunale veramente (1982)

Un cult della cinematografia italiana, un film che è diventato un vero e proprio inno.

A fare da mattatore è qui Diego Abatantuono che interpreta tre mitici personaggi: Donato, capo degli ultrà milanisti; Felice detto Tirzan, camionista tifoso della Juventus; Franco, venditore di auto e interista. Il primo picchia un interista e lo manda all’ospedale, intrattenendosi poi con la fidanzata di quest’ultimo. Il secondo scambia il proprio veicolo con un collega rumeno e si ritrova a Parigi dove gli ruberanno il camion. Infine l’ultimo viene preso in giro dagli amici che gli fanno credere di avere vinto un montepremi da capogiro con una schedina vincente che in realtà è falsa.

Una pellicola che vi farà ridere dall’inizio alla fine, con battute fenomenali che sono entrate a far parte del vocabolario cinematografico e non solo.

 

Vacanze di Natale (1983)

In Casa Vanzina questo è un classico che ha fatto storia e che ha aperto la strada (anzi: la pista, data la materia innevata) a una vera e propria saga che ha riscosso negli anni un enorme successo. Girato dopo Sapore di mare, questo classico della comicità italiana che ha dato i natali al neologismo “cinepanettone” ha tutti gli ingredienti giusti per ridere di gusto.

Gag, qui pro quo, corna, intrallazzi e tanta voglia di divertirsi animano questa pellicola imperdibile per chi ha il palato avvezzo al divertimento spensierato.

 

Non ci resta che piangere (1984)

Una delle coppie più indimenticabili del nostro schermo: quella formata da Massimo Troisi e Roberto Benigni, calati nei panni di Mario e Saverio, rispettivamente un bidello e un maestro delle elementari che si ritrovano a imboccare una strada secondaria a bordo della stessa vettura per non dover aspettare che passi il treno presso un passaggio a livello.

Ma nel mezzo del cammin della loro vita i due si ritroveranno in una selva oscura, resa tale da un’incredibile tempesta che li catapulterà dall’anno 1984 al 1492.

Un flashback storico in tutti i sensi: oltre a toccare temi, avvenimenti e personaggi della Storia, con le loro esilaranti gag Troisi e Benigni hanno fatto la storia del cinema italiano.

Un capolavoro da vedere e rivedere, un gioiello prezioso che si avvale di due delle gemme più lucenti del nostro schermo.

 

Il ragazzo di campagna (1984)

Renato Pozzetto interpreta il suo personaggio più indimenticabile, quello del giovane campagnolo che decide di cambiare radicalmente vita e trasferirsi dalla campagna alla città.

Radicalmente nel vero senso del termine, dato che abbandona le sue radici fatte da vanghe diveltrici e parte all’avventura, alla volta di uno degli spaventapasseri più tremendi di chi abita a contatto con la natura: Milano.

Approdando in un monolocale funzionale ma delle dimensioni di un loculo nonché a una dimensione per lui totalmente inedita, con questo film Pozzetto raggiunge l’apogeo della sua vis comica.

Un capolavoro diventato a tutti gli effetti un importante capitolo della commedia all’italiana.

 

L’allenatore nel pallone (1984)

Non si poteva non includere un nome della comicità nostrana come quello di Lino Banfi (che in realtà è lo pseudonimo di Pasquale Zagaria). In questo film entrato nel cuore dei tifosi di calcio come in quello dei tifosi della risata, Banfi impersona Oronzo Canà, un allenatore altamente sfortunato, impacciato e pasticcione che fa divertire chiunque, arbitri compresi.

Da vedere prima di accompagnare i figli all’allenamento per essere poi più indulgenti con il coach…

 

Grandi Magazzini (1986)

Una giornata trascorsa ai grandi magazzini tra gag, scivoloni, qui pro quo, fraintendimenti e scherzi da prete. Da Renato Pozzetto a Enrico Montesano, Nino Manfredi, Laura Antonelli, Michele Placido, Lino Banfi, Christian De Sica, Ornella Muti e Massimo Boldi, non sembra mancare nessuno all’appello: un cast davvero stellare che ha riunito tutti i nomi più celebri della commedia italiana in un unico strepitoso set.

Preparatevi a ridere a crepapelle.

 

Così parlò Bellavista (1984)

Due uomini molto diversi tra loro ma nel profondo anche assai simili: sono i protagonisti di questo film tratto dall'omonimo romanzo di De Crescenzo. Si tratta del napoletano Bellavista e del milanese Cazzaniga, inizialmente molto distanti sia per provenienze geografiche sia per modo di pensare ma in realtà assai simili. A renderli tali sarà la meravigliosa cornice sulla quale si staglia questa storia diventata di culto: Napoli. Una Napoli che non è solo mera ambientazione bensì vera e propria protagonista.

A rendere questa pellicola godibile e divertentissima è soprattutto il corollario di macchiette e personaggi esilaranti che gravitano attorno a Bellavista e alla sua casa.

Un film da gustare appieno sia se si adora Napoli sia se si apprezza il divertimento semplice e insieme filosofico.

 

Johnny Stecchino (1991)

Roberto Benigni è il regista e il protagonista di questo capolavoro della comicità nostrana.

Il terribile boss mafioso Johnny Stecchino, costretto alla latitanza, trova per caso un proprio sosia che, eccezion fatta per un neo sotto l’occhio, è la sua copia fedele. L’amante di Johnny decide così, assieme al boss, di incastrare il povero sosia, portandolo nel cuore della Sicilia e facendolo passare per il capomafia che tutti vogliono morto a ogni costo.

Un film tra i più divertenti di Benigni, ricco di gag e situazioni che vi faranno piangere dal ridere.

 

Tre uomini e una gamba (1997)

Il film-manifesto del trio comico più amato del Belpaese. Aldo, Giovanni e Giacomo hanno stupito pubblico e critica con questo loro lungometraggio scritto, diretto e recitato in maniera ineccepibile, tanto da battere al botteghino un capolavoro del calibro de La vita è bella.

Giacomo sta per sposarsi e viene accompagnato al Sud dai suoi due inseparabili amici per recapitare una costosissima opera moderna (la gamba messa a titolo) al suocero.

Durante questa avventura on the road ne succederanno di tutti i colori.

Un film che è diventato sinonimo della comicità del trio, un inno alla loro risata allegra e salutare.

Un antidepressivo efficacissimo e più rapido di qualsiasi medicinale in commercio.

 

Benvenuti al Sud (2010)

Un’accoppiata che fa faville: Claudio Bisio e Alessandro Siani sono i due poli opposti ma che si attraggono di questo film che ha sbancato il botteghino.

Bisio interpreta Alberto, un responsabile delle poste della Brianza che sogna da anni di essere trasferito nella sua amatissima Milano. Tuttavia il tanto agognato trasferimento sfuma perché è stata data la precedenza a un collega disabile così lui decide di tentare un’ultima carta: fingersi portatore di handicap per non perdere la possibilità di lavorare nel centro di Milano.

Scoperta la truffa, ad Alberto verrà inflitta una punizione ben più temibile del licenziamento: viene trasferito al Sud, in Campania, in un piccolo paese del Cilento.

L’idea di vivere due anni in quella che a suo avviso è una terra di aborigeni, selvaggia e pericolosa come una giungla, lo fa precipitare in un incubo. Ma tutti i preconcetti e i pregiudizi che animavano le sue paure spariranno non appena Alberto avrà modo di conoscere quella nuova terra fatta di abbracci, sorrisi, partite a calcio e a biliardino e caffè a ogni ora del giorno.

Una pellicola divertente e commovente, un film che qualsiasi abitante del Nord Italia dovrebbe vedere per imparare qualcosa in materia di filosofia di vita dal tacco del nostro Stivale.

 

Qualunquemente (2011)

Antonio Albanese dà il meglio di se stesso plasmando e impersonando Cetto La Qualunque, mafioso calabrese che dopo un lungo periodo di latitanza torna all’ovile e decide di candidarsi alle elezioni a sindaco. Userà ogni becero escamotage per perseguire il suo bieco obiettivo: intimidazioni, regali, tangenti, mazzette…

In un affresco che, oltre a fare ridere a crepapelle, fa anche sorridere molto amaramente e riflettere sulle brutture del nostro Belpaese, questo film è senza dubbio un titolo che non va omesso nella storia dei film comici italiani più divertenti di sempre.

 

Boris (2011)

La fortunatissima serie italiana che ha divertito tutto lo Stivale approda al cinema sia diegeticamente sia extradiegeticamente: in questo film il regista René Ferretti dice addio al piccolo schermo per approdare al grande. Anzi, per lui grandissimo dato che dalla sua odiata soap opera Gli occhi del cuore può finalmente dedicarsi a un film in pellicola, serio, profondo e di denuncia. Si tratta dell'adattamento del saggio La Casta che racconta di sprechi, scndali e privilegi della classe politica italiana, un vero boccone succulento per René dopo anni di insoddisfazione artistica. Ma dalla televisione al cinema sarà un po’ come dalla padella alla brace…

Un film esilarante, perfetto per chi già ha amato il mondo di Boris sul piccolo schermo. Con personaggi divertentissimi e situazioni create ad arte, questo lungometraggio rende onore alla serie che è diventata di culto nel panorama italiano.

 

Sole a catinelle (2013)

Il genio della comicità Checco Zalone ha conquistato il pubblico con questo tormentone cinematografico, campione d’incassi di tutti i tempi.

E a giusta ragione, a giudicare dal livello di sonore risate che rimbomberanno tra le pareti domestiche durante la visione.

Checco è un trentenne che per lavoro aspira la polvere negli alberghi di lusso. Proprio qui si avvicinerà agli agi e allo sfarzo, facendosi attirare inesorabilmente dal sogno italiano di fare gran soldoni. Dall’aspirare polvere all’aspirare ai soldi fino a fare soldi vendendo aspirapolveri il passo è breve e sarà così che Checco si ritroverà in quel lusso che prima era solo abituato a riordinare e pulire.

Una pellicola che fa della risata la vera e unica protagonista. Oltre al sole, a catinelle vedrete riversarsi anche le lacrime.

 

Italiano medio (2015)

Il film dell’enfant prodige Maccio Capatonda fa ridere e al contempo riflettere: il protagonista è Giulio Verme, un fanatico dell’ambiente e dell’educazione civica che vive in maniera a dir poco integralista. Cittadino modello, irreprensibile in tutto e per tutto, commetterà il primo illecito di una lunga serie accettando una pasticca che dovrebbe aiutarlo a usare ben più di quel 20% del cervello che solitamente utilizzano gli esseri umani. Ma in realtà la pillola riduce notevolmente l’uso cerebrale, portandolo a un 2% che trasforma Giulio nel perfetto italiano medio.

Un concentrato di gag, battute, situazioni al limite del paradossale e siparietti collegati tra loro da quel mattatore di Maccio, uno dei personaggi televisivi più amati dai giovani che, muovendo i primi passi sul web, si è fatto strada anche nei media più tradizionali.